SAO TOMÉ

Dal cacao all'oro nero

Al centro di una zona strategica per il futuro energetico internazionale, un quasi sconosciuto e pacifico angolo di mondo si confronta ormai da diversi anni con una delle sue più grandi opportunità. Quello di poter essere un esempio di sviluppo corretto e sostenibile, dal punto di vista economico, ambientale e sociale per tutto il continente africano.

Sao Tomè e Principe, oltre alla scoperta del petrolio nelle acque antistanti le sue coste, può vantare alcune altre rare ricchezze: un ecosistema unico nel suo genere, una storia non sfregiata da guerre e una popolazione strutturalmente pacifica e sinora immune da conflitti etnici.

Balzato all’attenzione internazionale a fine anni '90 per gli studi geologici che hanno stimato in oltre 10 miliardi di barili il potenziale dei giacimenti petroliferi al largo delle sue coste, Sao Tome fa il suo esordio come produttore di greggio cedendo alla ERHC di Cristian Hellinger, sudafricano di origini tedesche che ha fatto fortuna con i diamanti angolani, l’esclusiva dello sfruttamento dei suoi potenziali giacimenti per 25 anni all’irrisoria cifra di 5 milioni di dollari.

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Una terra pacifica, nonostante le stridenti contraddizioni, grazie forse all’atavica capacità di sopportazione di una popolazione in maggioranza figlia degli schiavi e dei lavoratori contrattati portati qui da angola, Mozambico, Nigeria, capo verde.

A Sao Tomè guerre e violenze non sono di casa.

Dopo quasi 500 anni di colonialismo, l’indipendenza è arrivata senza colpo ferire nel 1975, con la caduta del regime salazariano in Portogallo. E del tutto pacifico è stato, nel 1990, il successivo passaggio dal monopartitismo di stampo socialista alla democrazia liberale e multipartitica.

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Proprio la coltivazione del cacao ha segnato la sua storia regalandogli, in epoca coloniale, i pochi periodi di floridità economica che l’arcipelago ha conosciuto. Ma dopo gli anni che lo videro primo produttore al mondo, arrivò la crisi dei prezzi decretando il progressivo abbandono delle coltivazioni. Le fallimentari pianificazioni socio-economiche del partito unico della prima epoca post-coloniale hanno fatto il resto, facendo entrare Sao Tomè in quel tunnel di sottosviluppo da cui non è ancora riuscito ad uscire.