MEDITAZIONE TRA RELIGIONE E SCIENZA

 

Tutte le forme di meditazione hanno come base il raggiungimento di uno stato di equilibrio e calma mentale per mezzo di tecniche di concentrazione che, con la pratica, portano allo sviluppo di un particolare tipo di consapevolezza percezione profonda, un tipo di consapevolezza che interessa sia il corpo che la mente. 

In anni recenti, le pratiche meditative di tradizione buddhista e altre forme di meditazione sono sempre più utilizzate come strumenti in grado di promuovere la calma interiore e il benessere generale e vengono praticate ovunque, dagli ospedali alle scuole. La meditazione, ormai sempre più di frequente oggetto di studi scientifici, è diventata anche di ampio utilizzo in pratiche psicologiche e mediche per la gestione dello stress, nonché per una varietà di disturbi fisici e mentali

La medicina occidentale ha iniziato a studiare la meditazione negli anni ’50 del secolo scorso con lo scopo di analizzare i cambiamenti neuro-fisiologici che si verificano nel corso della pratica meditativa. Dapprima incentrati su neuro-fisiologia e psicologia, recentemente questi studi si sono ampliati alla neuro-plasticità del cervello

Nella maggior parte degli studi scientifici si fa riferimento alla meditazione come al "coltivare qualità umane fondamentali, quali una mente più ferma e più lucida, l’equilibrio emotivo, la sensibilità consapevole al benessere altrui, l’amore e la compassione". Secondo gli stessi scienziati autori dei diversi studi, sono tutte qualità che rimangono latenti fino a quando non ci si impegna a svilupparle, e da questo punto di vista la meditazione può essere definita un processo che avvicina le persone a uno stile di vita più sereno e flessibile.


Negli ultimi decenni si sono moltiplicate la prove scientifiche degli effetti benefici della pratica della meditazione sulla salute psico-fisica. I principali effetti certificati dalla scienza sono di natura fisiologica, psicologica e di struttura e funzionamento del cervello.


EVIDENZE SCIENTIFICHE. Negli anni sono emerse molte evidenze sugli effetti salutari della meditazione. Tutte prove che rappresentano una conferma alla teoria scientifica secondo cui la meditazione può concretamente modificare alcuni aspetti della psicologia, del carattere e della salute psico-fisica di una persona. Un breve e sommario elenco delle principali evidenze scientifiche riguardo le pratiche meditative può essere suddiviso in tre parti: 

effetti fisiologici 

effetti psicologici 

effetti specifici sul cervello 


EFFETTI FISIOLOGICI. Indipendentemente dal tipo di pratica analizzata, nella fase iniziale viene raggiunto uno stato di rilassamento profondo, che ha caratteristiche neurofisiologiche ben precise, legate al rilassamento muscolo-scheletrico e al passaggio alla predominanza del Sistema nervoso Autonomo-Parasimpatico - che controlla la fase di riposo e rilassatezza - e alla riduzione dell'azione del sistema Ortosimpatico - che controlla quella di attivazione e stress -, con tutte le modifiche che ne conseguono sull'attività del sistema endocrino e immunologico

I principali effetti fisiologici indotti dalle pratiche meditative riguardano: Polmoni - La respirazione rallenta ed inspirazione e espirazione si fanno più profonde Cuore - Le pulsazioni rallentano e la pressione sanguigna scende Muscoli - Il tono muscolare si abbassa e i muscoli sono più rilassati Pelle - Il pH della pelle diminuisce e aumenta la sua conduttività elettrica facendo in modo che gli impulsi si trasmettono più rapidamente Cervello - Disattivazione delle zone superficiali e attivazione di quelle più profonde che innescano reazioni nervose e ormonali nel cervello e nel corpo 


Lo scienziato e monaco buddista, Matthieu Ricard, si sottopone alla Tac Cerebrale nell'ambito degli studi scientifici promossi dal Mind and Life Institute fondato dal Dalai Lama.


EFFETTI PSICOLOGICI. Per quanto riguarda gli effetti a livello psicologico, numerosi studi confermano che la meditazione riduce gli stati negativi mentre aumenta quelli positivi. Secondo studi scientifici sempre più approfonditi, i principali effetti psicologici registrati in chi pratica con regolarità la meditazione sono: 

- sostanziale riduzione degli stati di ansia e aumento degli stati d’animo generalmente positivi  - maggiore capacità di concentrazione e di attenzione 

- minore inclinazione a risentire di diverse forme di stress 

- minori problematiche di natura psicosomatica

- una maggiore capacità di adattamento 

- maggiore spontaneità e capacità di manifestare contatto

- incremento della capacità di accettazione e maggiore capacità di valutazione 

- maggiore capacità di entrare in sintonia con un’altra persona

- maggiore senso di responsabilità, sia personale che verso gli altri

riduzione della percezione del dolore

- minore paura della morte

Il fatto che la pratica della meditazione renda in genere le persone meno ansiose, più consapevoli delle proprie emozioni e più brave a gestirle è considerata anche la chiave per capire perché la meditazione può migliorare la salute fisica. Diversi studi hanno infatti dimostrato che la meditazione è una terapia efficace per chi soffre di disturbi alimentari, per chi abusa di sostanze e per chi è affetto da depressione o dolore cronico


EFFETTI SUL CERVELLOIn generale si può affermare che le principali scoperte sui benefici della meditazione sulla struttura e sull'attività cerebrale sono legate al fatto che anche il cervello adulto - e non solo nei primi 20 anni di vita - può subire profonde modifiche attraverso l’esperienza grazie al processo chiamato neuroplasticità. La neuroplasticità è la capacità delle cellule nervose di riorganizzare e rimodellare le connessioni o i circuiti neurali (anche con formazione di nuovi neuroni) in seguito sia a traumi, sia all’esperienza, anche in età avanzata. I test scientifici a riguardo hanno certificato che nel cervello di chi pratica la meditazione avvengono cambiamenti fisiologici principalmente consistenti in una variazione del volume di tessuto in alcune aree. Variazioni che possono modificare l’attività del cervello e influenzare le connessioni dei circuiti neurali. Ma non solo. Durante la meditazione, l’emisfero cerebrale destro, maggiormente legato all’elaborazione delle emozioni - e dei dati relativi alle immagini, allo spazio, all'intuizione, alla musica, alla creatività, alla visione globale e analogica - prevale rispetto al sinistro - verbale, logico, analitico. Oltre a questo cambiamento, tecnicamente chiamato "shift emisferico", la pratica meditativa favorisce una maggiore e strutturale comunicazione tra i due emisferi cerebrali.

Altri studi, incentrati sulla connessione mente-corpo e strutturati in articolati test psicomotori, hanno dimostrato che i praticanti esperti si sono rivelati capaci di inibire le reazioni automatiche, fatto che ha indotto gli psicologi a coniare il termine de-automatizzazionedelle emozioni e dei comportamenti.


Momento di pausa durante uno dei tanti esperimenti scientifici nell'ambito delle ricerche promosse dal Mind and Life Institute fondato dal Dalai Lama.


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